I PIR: uno strumento per favorire Industria 4.0

Quali sono i vantaggi per un risparmiatore che investe in un PIR?


I Piani individuali di risparmio permettono alle piccole e medie imprese di finanziarsi attraverso un canale innovativo, stabile e vantaggioso anche per i risparmiatori.

Hanno appena compiuto un anno i PIR, i piani individuali di risparmio che, introdotti in Italia con la legge di bilancio per il 2017 (articolo 1, commi 100-114 legge 11 dicembre 2016, n. 232), hanno lo scopo di incentivare l’investimento a lungo termine nelle PMI italiane, architrave del nostro sistema economico, favorendo l’afflusso di risorse finanziare verso il tessuto imprenditoriale del Paese.

Ad ottobre 2017 il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha pubblicato le linee guida riguardanti il funzionamento tecnico dello strumento e l’interpretazione della normativa di riferimento.

Le previsioni dei tecnici del MEF stimano una raccolta di circa 70 miliardi in cinque anni. L’obiettivo non sembra impossibile: a settembre 2017 Assogestioni, nell’ambito dell’aggiornamento trimestrale della sua “Mappa del risparmio gestito”, ha comunicato che nei primi nove mesi sono stati raccolti, grazie ai PIR, oltre 7,5 miliardi di risorse.  Per la fine dell’anno il Ministero delle finanze stima di poter raggiungere gli 11 miliardi di euro. Il 2017 si è chiuso inoltre con circa 40 nuove quotazioni e le prospettive per il 2018 sono di superare le 50 IPO.

L’obiettivo è duplice: offrire alle nostre PMI un ulteriore canale di finanziamento alternativo al credito bancario (si pensi ai mini bond), richiamando l’attenzione su un comparto azionario delle società a piccola e media capitalizzazione (small-mid cap), ed offrendo ai risparmiatori privati (persone fisiche) la possibilità di accedere, a determinate condizioni, a rilevanti benefici fiscali in termini di tassazione sulle rendite finanziarie e imposte di successione. Dunque un vero e proprio ponte tra i mercati finanziari e l’economia reale, dalla Borsa Italiana a quella piccola e media impresa che costituisce l’ossatura del nostro sistema economico.

I PIR si prefiggono l’obbiettivo di attirare capitali di risparmiatori privati che vogliano investire la loro liquidità in asset più innovativi rispetto al comparto tradizionale. I PIR rappresentano dunque un ulteriore strumento a disposizione delle PMI per affrontare le difficili sfide introdotte dalla digital transformation e, in particolar modo, quelle che riguardano l’evoluzione dell’impresa verso un modello di tipo 4.0. Un percorso, quello verso la trasformazione tecnologica, che può richiedere ingenti risorse finanziarie, risorse che, nonostante gli incentivi fiscali messi in campo dal Governo, non sempre il nostro sistema bancario riesce ad offrire.

Le imprese maggiormente incentivate all’utilizzo dei PIR sono, dunque, le società a piccola e media capitalizzazione che hanno intenzione di avviare processi di cambiamento a medio e lungo termine oppure che vogliono, attraverso la quotazione in borsa, oltre che ricevere finanziamenti, aumentare la propria visibilità e credibilità nei mercati locali e internazionali.

Entrando più nel dettaglio dello strumento finanziario, i PIR possono essere visti come dei “panieri fiscali” (fondi, gestioni patrimoniali, contratti di assicurazione o depositi titoli) che possono avere in portafoglio azioni, obbligazioni, quote di fondi o altro che rispettino tuttavia determinati vincoli di investimento.

Sostanzialmente il risparmiatore, che sottoscrive un piano individuale di risparmio e mantiene l’investimento per almeno cinque anni, non paga le tasse sulle rendite finanziarie (capital gain), cioè su cedole, dividendi e guadagni in conto capitale (attualmente assoggettati ad un’aliquota del 26%) e ottiene l’esenzione dall’imposta di successione e donazione in caso di trasferimento, mortis causa, degli strumenti detenuti nel piano.

La detassazione rappresenta dunque uno dei principali punti di forza di questo strumento. Ma quanto può valere il risparmio fiscale? Il conto è piuttosto semplice: in caso di sottoscrizione di un PIR, mille euro di rendimento lordo, dopo cinque anni, restano mille, mentre per gli altri strumenti finanziari 260 vanno via in tasse.

L’importo massimo dell’investimento è di 30mila euro l’anno per 5 anni (holding period), pari a un tetto di 150mila euro nel quinquennio.

In caso di cessione prima dei 5 anni si perde l’agevolazione e le eventuali plusvalenze realizzate attraverso la cessione e quelle percepite durante il periodo minimo di investimento del piano sono soggette ad imposizione secondo le regole ordinarie. L’agevolazione permane, tuttavia, se quanto ottenuto dalla cessione viene reinvestito, entro 90 giorni, in strumenti finanziari con le medesime caratteristiche, in modo da garantire una continuità sostanziale dell’investimento.

Al contrario, se l’investimento viene mantenuto per cinque anni, i benefici fiscali permangono e, all’uscita dall’investimento, non si pagheranno in ogni caso le imposte. Inoltre, se l’investimento viene mantenuto oltre il quinquennio con tutte le tranche si potrà continuare ad accumulare eventuali risultati esentasse.

Sinteticamente, per godere dell’esenzione fiscale sul capital gain e imposte di successione è necessario che:

  • l’importo massimo dell’investimento non superi i 30mila euro all’anno;
  • il portafoglio di investimento sia mantenuto per almeno cinque anni;
  • almeno il 70% del portafoglio conferito nel PIR sia composto da azioni o titoli di debito emessi da imprese italiane o con stabile organizzazione in Italia (di cui almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese non quotate nell’indice FTSE MIB di Borsa Italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, equivalente al 21% del portafoglio complessivo del PIR);
  • il portafoglio complessivo non superi il 10% in strumenti finanziari emessi o stipulati dallo stesso emittente.

La normativa dei PIR mira dunque a favorire l’investimento in PMI italiane. Due le caratteristiche che ci preme evidenziare: in primo luogo, grazie al vincolo della detenzione dei 5 anni, si evitano forme di speculazione, mettendo a disposizione, nello stesso tempo, una linea di liquidità stabile in mano alle aziende per poter realizzare i progetti di sviluppo, e, in secondo luogo, grazie al divieto di concentrazione, viene garantito un elevato livello di diversificazione del paniere (10% per singolo emittente).

Ogni risparmiatore può sottoscrivere un solo PIR, e ciascun piano deve avere un unico intestatario.

Segnaliamo inoltre che, se nel paniere degli investimenti fossero presenti società quotate al segmento Aim [1] di Borsa Italiana, iscritte nel registro delle piccole e medie imprese innovative, oltre al beneficio fiscale in oggetto si aggiungerebbe l’agevolazione data dalla detrazione dall’Irpef del 30% dell’importo investito.

Continua ad applicarsi invece l’imposta di bollo pari al 2 per mille del capitale investito, la cosiddetta “patrimonialina”.

L’offerta dei PIR è proposta da intermediari abilitati o imprese di assicurazione, investitori professionali che gestiscono fondi comuni, gestioni patrimoniali, dossier titoli e polizze assicurative.

Vi sono dunque tre diverse modalità di costituzione del rapporto finanziario sottostante il PIR, inteso come contenitore degli investimenti agevolati:

  • rapporto di custodia, di amministrazione titoli, di gestione portafoglio;
  • rubrica fondi;
  • contratto assicurativo.

Attenzione: al fine di evitare che i benefici fiscali vengano vanificati dalle spese, gli investitori dovranno prestare attenzione non solo alle commissioni applicate sui prodotti della stessa tipologia, ma anche alla non presenza di fee di ingresso o di uscita dal PIR.

Segnaliamo, infine, che allo scopo di ampliare l’offerta degli strumenti e incrementare i potenziali emittenti nella legge di bilancio per il 2018 (articolo 1, comma 80 legge 27 dicembre 2017, n. 205), è stata introdotta la possibilità per i PIR di investire anche nel settore immobiliare.

Sul sito di Online Sim è possibile visualizzare una panoramica delle offerte PIR sul mercato Italiano nel 2017.

Note e riferimenti

[1] AIM Italia è il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese italiane.


il risparmiatore, che sottoscrive un piano individuale di risparmio e mantiene l’investimento per almeno cinque anni, non paga le tasse sulle rendite finanziarie (capital gain), cioè su cedole, dividendi e guadagni in conto capitale (attualmente assoggettati ad un’aliquota del 26%) e ottiene l’esenzione dall’imposta di successione e donazione in caso di trasferimento, mortis causa, degli strumenti detenuti nel piano.

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