Patent Box: come funziona la tassazione agevolata per i beni immateriali

Quali sono i beni immateriali agevolabili ai fini dell’ottenimento del Patent Box? I marchi sono ricompresi?


Sta riscuotendo successo la strumento, introdotto con la Legge di stabilità 2015, a sostegno delle imprese che investono in ricerca e sviluppo, in particolare su marchi, brevetti, disegni e proprietà intellettuale. Presentate tra il 2015 e il 2016 circa 8.000 istanze di accesso al regime agevolato, di cui 1.887 nel 2015 e 1.819 nel 2016 quelle presentate e non decadute.

La Legge di stabilità 2015 (art. 1, commi 37-45)[1], ha introdotto per la prima volta in Italia il regime del Patent Box. L’obbiettivo è quello di rilanciare l’attrattività del nostro mercato favorendo gli investimenti in ricerca e sviluppo e incentivando il mantenimento ed il rientro nei confini nazionali delle cosiddette “risorse immateriali” (intangibles assets) detenute all’estero da imprese italiane o estere.

Il regime del Patent Box, in estrema sintesi, consente di beneficiare dell’esclusione dalla base imponibile dell’IRES e dell’IRAP di una quota progressiva (30% nel 2015, 40% nel 2016 e 50% nel 2017) del reddito derivante dall’utilizzo, dalla vendita o dalla cessione in licenza di alcune tipologie di beni immateriali.

Rientrano in questo ambito[2]:

  • Software;
  • Brevetti per invenzione industriale;
  • Invenzioni biotecnologiche e certificati di protezione complementari;
  • Brevetti o certificati per topografie, varietà vegetali e semiconduttori;
  • Disegni e modelli;
  • Modelli di utilità;
  • Know how aziendale;
  • Marchi di impresa[3].

La normativa, già da anni adottata in alcuni paesi europei come Francia (2000), Ungheria (2003), Belgio (2007), Olanda (2007), Lussemburgo (2008), Spagna (2008), Regno Unito (2013), Portogallo (2014), inserisce il nostro paese in un contesto competitivo internazionale consentendo alle imprese di liberare risorse da reinvestire ulteriormente, grazie alla minore aliquota di tassazione sul fatturato complessivo.

In Figura 1 evidenziamo, sinteticamente, a chi è applicabile la norma, quali sono i beni immateriali agevolabili, le tipologie di utilizzo agevolabili e alcune tipologie di reddito incluse nell’agevolazione:

Patent Box

Figura 1 –  Il Patent Box in sintesi

Entrando nello specifico delle norme, l’agevolazione può essere richiesta in caso di:

  • utilizzo del bene immateriale da parte dell’azienda (utilizzo diretto);
  • concessione in uso del diritto di utilizzo del bene immateriale a terzi (utilizzo indiretto).

In  caso di utilizzo diretto per le imprese è obbligatorio attivare la procedura di accordo preventivo con l’Agenzia delle Entrate (ruling). Lo scopo è quello di definire in contraddittorio i metodi e i criteri di determinazione del reddito agevolabile implicito riconducibile all’utilizzo del bene immateriale nell’ambito delle diverse attività. La determinazione di tale reddito è, in questo caso, il risultato di una stima del reddito riferibile all’intangible[4].

In caso di utilizzo indiretto la procedura di ruling ha carattere facoltativo e il contributo economico inerente il bene è determinato dai canoni di locazione derivanti dalla concessione in uso del bene a terze parti (royalties) al netto dei costi, diretti ed indiretti, ad essi connessi. In tal caso il “valore di mercato” è determinato automaticamente dalle normali transazioni di mercato.

Da notare che per le PMI la procedura di ruling è semplificata. In particolare, per tali soggetti, i metodi e i criteri di calcolo potranno essere definiti in contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria nel corso della procedura di accordo preventivo, senza la necessità di dettagliare i metodi e i criteri di calcolo già nell’istanza.

Riassumiamo i principali step da seguire per quantificare l’agevolazione spettante, alla luce dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate nella Circolare 11/E del 07/04/2016 circa l’impianto generale della disciplina del Patent Box:

  • Calcolare il reddito agevolabile derivante dall’utilizzo (diretto o indiretto) dei beni immateriali;
  • Calcolare il Nexus Ratio, ossia il rapporto tra i costi afferenti l’attività di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale (costi qualificati) e i costi complessivi sostenuti per il bene intangibile (il rapporto deve essere determinato separatamente per ciascun intangible);
  • Calcolare la quota di reddito agevolabile applicando al reddito derivante dall’utilizzo del bene immateriale (reddito agevolabile) il “coefficiente Nexus Ratio”;
  • Applicare alla quota di reddito la percentuale di detassazione riconosciuta (50% dal 2017).

In Figura 2 abbiamo riassunto graficamente il processo descritto sopra.

Figura 2 – Step necessari per il calcolo dell’agevolazione Patent Box

La quota parte di reddito effettivamente agevolabile al fine del regime fiscale del Patent box sarà dunque pari al:

Reddito agevolabile = Reddito beni immateriali * (a) costi qualificati + (b) costi sostenuti da società del gruppo (max 30% di a) X 50%
Costi complessivi

In sostanza, il numeratore del rapporto è composto da tutte le spese in attività di ricerca e sviluppo, sia se sostenute in proprio sia se commissionate a terzi, per le quali c’è quindi un riconoscimento integrale, incrementato delle eventuali altre spese sostenute per l’acquisizione dei beni immateriali o per contratti di outsourcing stipulati con società del gruppo fino a un massimo del 30% delle spese relative a ricerca compiuta in proprio o commissionata a terzi.

Figura 3 – Elementi determinanti per il calcolo del Nexus Ratio

Per quanto riguarda il calcolo del Nexus Ratio, l’articolo 9 del Decreto Patent Box ne individua gli elementi determinanti, come evidenziato nello schema seguente:

Da ciò si evince che un’azienda che sviluppa del tutto internamente il bene immateriale moltiplicherà per 1 il reddito individuato nella procedura di ruling. In caso contrario vi sarà una riduzione proporzionale del beneficio, riduzione tanto maggiore quanto più alta è l’incidenza dei costi infragruppo e dei costi di acquisizione (vedi Figura 3) rispetto ai costi di ricerca interni o presso terzi.

A titolo esemplificativo, supponendo che il reddito derivante dall’utilizzo in concessione del bene immateriale sia pari a 150.000 euro e che il calcolo del rapporto determini una percentuale pari all’87%, la quota di reddito agevolato sarà pari a 130.000 euro e, conseguentemente, la detassazione per il 2018  sarà pari a 65.000 euro (50% di 130.000).

Tabella 1: Esempio di detassazione Ires in seguito a Patent Box

Voci analitiche
(a) Reddito derivante dall’utilizzo dei beni agevolabili  150.000
(b) Costi qualificati  100.000
(c) Costi di acquisizione  10.000
(d) Costi da società del gruppo  40.000
(e = b+c+d) Costi totali  150.000
(d) Nexus Ratio (b+(30% b)/e) 87%
(e) Quota reddito agevolabile (a*d)  130.000  
(f) Detassazione per l’esercizio 2018 (50%)  65.000
Risparmio Ires (24%)  15.600

L’agevolazione derivante dal regime di Patent Box è compatibile con gli altri regimi agevolativi vigenti in Italia:

Infine ricordiamo che si accede al regime agevolato mediante opzione[5] che deve essere esercitata dal 2017 nella dichiarazione dei redditi relativa al primo periodo d’imposta per il quale si intende optare per la stessa; l’opzione ha validità per cinque periodi d’imposta ed è irrevocabile (l’accordo con l’Amministrazione finanziaria, una volta concluso, è vincolante per 5 anni) e rinnovabile.


[1] Il decreto “Patent Box” (decreto interministeriale MISE del 20 luglio 2015) reca le disposizioni di attuazione dell’art. 1, commi 37-45 della legge 23 dicembre 2014 n. 190 (Legge di Stabilità) come modificati dal Decreto Legge del 24 gennaio 2015, n. 3 (Investment Compact) convertito in legge con modificazioni dalla legge 24 marzo 2015, n. 33.

[2] Cfr. Camera dei Deputati, Interrogazione a risposta in Commissione presentata dall’On. Paglia (SI-SEL-POS) il 17 Maggio 2017 e risposta in Commissione del 18 Maggio 2017

[3] L’ultima manovra correttiva di bilancio (D.L. 50/2017, convertito dalla legge 96/2017), ha escluso dall’ambito di applicazione del patent box 2017 i marchi d’impresa, armonizzando la legislazione italiana ai principi OCSE i quali escludono i marchi dagli intangibles i cui redditi è possibile detassare. Possono, tuttavia, continuare a fruire dell’agevolazione sui marchi le imprese per le quali il bilancio coincide con l’anno solare, che hanno presentato la domanda di adesione al regime per gli anni di imposta 2015 e 2016. In questo caso, la sua durata rimane fissata a 5 anni. Per le imprese che realizzano il proprio bilancio in periodi non coincidenti con l’anno solare, l’opzione del patent box marchi rimane fino al 31 dicembre 2016, per cui per l’impresa con esercizio finale 1° luglio 2016 – 30 giugno 2017, può avvalersi del patent box fino al 30 giugno presentando l’apposita domanda.

[4] Nell’ambito della determinazione del reddito agevolabile, il sistema preferibile è rappresentato dal metodo del confronto del prezzo (metodo CUP, Comparable Uncontrolled Price), cfr. Agenzia delle entrate, Circolare 11/E del 7/04/2016 che cita OECD, Transfer Pricing Guidelines for Multinational Enterprises and Tax Administrations.

[5] il modello d’opzione; · mediante l’apposito software denominato “PATENT_BOX”, disponibile sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate; · direttamente o tramite i soggetti incaricati della trasmissione telematica di cui all’art. 3 co. 2-bis e 3 del DPR 322/98 (dottori commercialisti, esperti contabili, ecc., comprese le società del gruppo).


Rif. Articolo: “Rientrano in questo ambito:

  • Software;
  • Brevetti per invenzione industriale;
  • Invenzioni biotecnologiche e certificati di protezione complementari;
  • Brevetti o certificati per topografie, varietà vegetali e semiconduttori;
  • Disegni e modelli;
  • Modelli di utilità;
  • Know how aziendale;
  •  Marchi di impresa .”
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