Nuovi modelli di business abilitati da Industria 4.0

La maturazione simultanea di numerose tecnologie provenienti da contesti tecnologici e scientifici anche molto lontani tra loro (per esempio si pensi alla sensoristica, all’IoT, all’intelligenza artificiale, al cloud computing, alla stampa 3D) cambia radicalmente la gamma delle opportunità per le imprese. Grazie alle tecnologie coinvolte nella cosiddetta 4° rivoluzione industriale, collegate tra loro da un alto grado di complementarietà reciproca, nascono nuovi modelli di business abilitati da Industria 4.0.

Come è noto,  sensori inseriti negli oggetti (nei macchinari),  a loro volta connessi attraverso internet, producono una massa di dati enorme, disponibile in tempo reale e molto varia nella sua composizione e che può essere fruita anche da luoghi molto remoti. Solo la disponibilità di sistemi di intelligenza artificiale permette di estrarre da tale massa enorme di dati (big data) informazione utile per prendere decisioni migliori: la mente umana ed i metodi statistici tradizionali da soli non sono in grado di “trovare un senso” in tale massa di dati.

La disponibilità di cloud computing permette poi anche ad imprese di piccole e medie dimensioni di accedere a sistemi di stoccaggio ed analisi dei dati che fino a poco tempo fa solo imprese di grandissime dimensioni potevano permettersi.

Ma tale enorme flusso di dati non solo rende più abbondante l’informazione disponibile, ma spesso elimina (o riduce) le asimmetrie nella sua distribuzione: in tal caso l’abilitazione di nuovi modelli di business deriva dall’eliminazione delle cause del fallimento di alcuni mercati.

Per esempio, una macchina da bar per il caffè connessa a internet può trasmettere dati sul numero di tazzine di caffè fatte, sulla temperatura e sulla qualità dell’acqua utilizzata e su altri parametri che garantiscono la qualità del prodotto: il proprietario della macchina ha modo di verificare da remoto la coerenza tra i volumi di caffè macinato acquistato e il numero di tazzine di caffè erogate e può controllare che il proprio brand non sia danneggiato dalla vendita al banco di caffè di qualità scadente.

Un modello di business (noleggio di una macchina da caffè a punti vendita che  sviluppino il brand e promuovano la qualità della propria miscela di caffè) prima era impossibile perché una parte (il noleggiatore) non riusciva a verificare il rispetto delle clausole contrattuali da parte dell’altro contraente; oggi diviene possibile grazie alle nuove tecnologie.

Un secondo esempio può riguardare le manutenzioni predittive: connettendo le diverse componenti di un macchinario e raccogliendo  in tempo reale dati su temperature, vibrazioni, distanze tra punti… e addestrando  uno o più algoritmi di intelligenza artificiale su tali dati si possono identificare pattern anomali che fanno prevedere un imminente problema. E’ possibile quindi  programmare l’intervento sulla linea prima che si verifichi un blocco ed ottimizzare il momento del fermo dell’impianto; ciò rappresenta un grande miglioramento rispetto alle manutenzioni programmate che si limitano a sostituire alcuni pezzi dopo un predeterminato periodo di tempo.

Affinché questo modello di business possa essere implementato occorre che le parti del contratto (soggetto proprietario del macchinario e soggetto che gestisce il modello predittivo e la manutenzione) possano “fidarsi uno dell’altro”: il proprietario deve credere che l’intervento manutentivo sia davvero necessario e il manutentore deve ritenere che verrà compensato se ottimizzerà l’intervento manutentivo rispetto alle esigenze produttive del cliente.

Se entrambe le parti hanno accesso ai dati, si possono sviluppare accordi contrattuali che prevedono che il manutentore sia remunerato sulla base di un parametro di produttività del cliente che entrambi possono osservare. In altri termini, è possibile attivare un sistema di incentivi che ottimizzano i comportamenti delle parti.

Un terzo esempio può riguardare un distributore di bibite: se connesso a internet esso può segnalare da remoto quali prodotti sono esauriti permettendo un’organizzazione più efficiente della logistica. Non si tratta solo di organizzare meglio il lavoro e di utilizzare meglio il capitale: l’impresa che produce e vende il distributore può vendere ai propri clienti anche un servizio di trasmissione ed analisi dei dati: il confine tra manifattura e servizio può dunque divenire meno netto.

Sono possibili nuovi modelli di business abilitati da Industria 4.0, grazie alle nuove tecnologie.

Dai tre esempi fatti si evince che i nuovi modelli di business possono essere associati ad una diversa allocazione della proprietà dei beni e a diversi modelli contrattuali tra fornitore ed utente del macchinario e alla vendita  di servizi da parte di imprese manifatturiere.

In altri termini, l’azienda che produce caffè può avere interesse ad affittare o dare in comodato gratuito la macchina per il caffè al soggetto che – per esempio – gestisce un negozio in franchising, pur di avere accesso ai dati che abilitano il business; con riferimento invece alla manutenzione “predittiva”, un’azienda potrebbe avere interesse ad affittare il macchinario dal produttore che fa anche la manutenzione invece che acquistarlo; nel caso del distributore di bevande il produttore che fornisce anche il servizio di analisi dei dati potrebbe essere in parte remunerato sulla base dei volumi di vendita.

In altri casi invece il nuovo modello di business è abilitato non dall’eliminazione di asimmetrie informative ma da caratteristiche intrinseche della tecnologia.

Per esempio, la manifattura additiva (stampa 3D) in linea di principio permette di ridurre gli stock di magazzino producendo i ricambi nel momento e nel luogo in cui essi servono. In questo caso, il cambiamento nel modello di business è generato dalla possibilità di:

  • produrre pezzi con macchine (le stampanti 3D) che non richiedono uno specifico attrezzaggio preventivo o personale specializzato in una specifica produzione;
  • immagazzinare file in grandi server;
  • trasferire da una parte all’altra del mondo attraverso internet tali  file che descrivono la geometria dei pezzi di ricambio che già all’origine sono stati progettati digitalmente.

stampa 3D industria 4.0

Oggi questa logica ha applicazioni limitate, sebbene ad es. Mercedes abbia recentemente dichiarato che produrrà in stampa 3D alcuni pezzi di ricambio di alcuni modelli di vecchi furgoni. Infatti occorre fra l’altro superare definitivamente problemi associati alla certificazione dei pezzi prodotti. Il modello di business si basa in questo caso sul fatto che i risparmi in termini di costi di magazzino, di immobilizzazione del capitale e di movimentazione logistica possono più che compensare gli eventuali maggiori costi unitari nella produzione del singolo pezzo.

Si noti peraltro che mai, o quasi mai, accade che le nuove tecnologie digitali vengano utilizzate per fare la stessa cosa semplicemente usando una strumentazione diversa. Restando al caso della manifattura additiva, la tecnologia determina un (quasi) totale superamento dei vincoli di geometria posti dalle tecniche tradizionali, (quasi) annulla i costi di realizzazione di varianti e (quasi) annulla lo spreco di materia prima (sfrido) e riduce i costi di manifattura (spesso si possono realizzare in un unico pezzo oggetti che prima si ottenevano saldando 6 o 7 componenti).

Per esempio, nel settore aerospaziale, la re-ingegnerizzazione di molti pezzi abilitata dalla stampa 3D permette di ridurne il peso e l’assenza di sprechi di materiale rende economicamente possibile l’uso di costose leghe di titanio invece dell’acciaio. Il risultato è non un solo cambiamento nella forma dell’oggetto e nel materiale con il quale esso è costruito ma anche una trasformazione profonda della progettazione e nei modelli organizzativi interni all’impresa.

L’insieme degli argomenti e degli esempi proposti suggerisce che la radicale trasformazione in atto non sia solo tecnologica ma  culturale nel più ampio senso del termine: occorre pertanto uno sforzo straordinario di formazione che aiuti tutti gli attori coinvolti (imprenditori, tecnici, operai) a cogliere il senso dei cambiamenti in atto ed il loro impatto sul business delle imprese.

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