Lo smartworking per l’Industria 4.0

Quali sono i principali requisiti per introdurre lo smartworking nella propria organizzazione? 


Tra le conseguenze più radicali dell’adozione del paradigma di Industria 4.0 si può individuare la smaterializzazione dei luoghi di lavoro. Con questo concetto si intende il fatto che una buona parte di attività si svolgono mediante il supporto di strumenti digitali (personal computer, tablet, smartphone) che, connessi ad internet, possono consentire ai lavoratori di svolgere la loro prestazione in luoghi che non sono necessariamente gli stabili dell’azienda. Nel corso degli ultimi anni si è iniziato a parlare diffusamente di smartworking (o lavoro agile) intendendo con questo termine una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa che avvenga al di fuori dei confini fisici dell’impresa, nel luogo in cui il lavoratore preferisce.

Questo contenuto è disponibile integralmente solo agli utenti registrati.
Registrati oppure effettua il login per consultare l'articolo.
La normativa ha recentemente regolato il lavoro agile con la legge n. 81/2017 [1], ma nel frattempo numerose imprese avevano già previsto accordi aziendali dedicati.

La diffusione di questa pratica inoltre sembra essere in aumento: l’Osservatorio sullo smartworking del Politecnico di Milano nel 2017 ha stimato in circa 305mila i lavoratori che utilizzano lo smartworking. E sempre secondo la stessa indagine i benefici principali che i lavoratori sottolineano sono quelli del risparmio del tempo di viaggio, una maggior soddisfazione per l’organizzazione del proprio lavoro e lo sviluppo di capacità di leadership e teamworking.

Ma il tema dello smartworking, se affiancato a quello di Industria 4.0, acquisisce un significato più complesso e strutturato che è bene delineare nel dettaglio. Innanzitutto occorre distinguere nettamente il concetto di telelavoro da quello di smartworking. Il riferimento non è alla distinzione giuridica dei due istituti ma più profondamente alla loro funzione e natura. Se il telelavoro è semplicemente la possibilità di eseguire determinati compiti presso una postazione fissa non localizzata all’interno dei confini dell’impresa, lo smartworking implica autonomia, responsabilità e fiducia nel consentire al lavoratore di lavorare dove vuole (sia il luogo uno spazio di coworking, la propria abitazione, un parco, una biblioteca, ecc.). Da questa distinzione si comprende come lo smartworking sia qualcosa di più di una concessione ai lavoratori in merito a qualche giornata di lavoro a domicilio. Al contrario siamo di fronte ad una nuova modalità di gestione e regolazione dei rapporti tra impresa e lavoratore resa possibile dalla tecnologia. Il telelavoro infatti consentiva un controllo pressoché totale sulla prestazione del lavoratore mentre lo smartworking, nella sua idea più matura ed evoluta, presuppone una relazione fiduciaria, che si basa sulla convinzione che, se il lavoratore ha maggior autonomia nei tempi e nei luoghi di lavoro e quindi maggior possibilità di gestire liberamente il rapporto tra lavoro e vita privata, esso sarà anche più produttivo.

Emerge così uno dei primi requisiti per lo sviluppo dello smartworking affinché questo possa portare a concreti risultati in termini di produttività: dotare i collaboratori di obiettivi e l’impresa di strumenti per la valutazione dei risultati raggiunti. Se infatti il rapporto fiduciario deve esistere, deve innanzitutto esistere in modo chiaro e non interpretabile un obiettivo da raggiungere. Nell’arco di tempo stabilito per il suo raggiungimento il lavoratore potrà poi gestire in autonomia la propria eventuale presenza in ufficio a seconda delle sue esigenze, che possono essere sia di conciliazione sia di frequentazione e confronto con i colleghi, nonché dipendere dall’opportunità di partecipare a riunioni in presenza fisica, ecc. È possibile anche che la formula dello smartworking possa non interessare alcuni lavoratori per i quali la presenza in ufficio risulta condizione imprescindibile. Ma tale possibilità di scelta è garantita solo all’interno del rapporto fiduciario con obiettivi chiari che abbiamo descritto. Rapporto che per svilupparsi presuppone anche l’esistenza di team in grado di lavorare a distanza con qualche riunione in presenza programmata nel tempo. Ciò a sua volta implica la presenza di leader in grado di esercitare il proprio ruolo rispettando l’autonomia dei membri ma allo stesso tempo assicurando che il risultato venga raggiunto.

Oltre a questo è evidente come siano necessarie alcune infrastrutture digitali affinché sia possibile lo smartworking. In primo luogo la digitalizzazione della documentazione necessaria da consultare da remoto (attraverso il cloud o altri sistemi gestionali), la presenza di sistemi di social collaboration in grado di consentire un dialogo e una comunicazione costante a distanza, in secondo luogo lo sviluppo di un sistema di sicurezza informatica tale da consentire l’accesso a distanza senza che questo comporti il rischio di una fuga delle informazioni.

Da quanto detto emerge come, in questa fase di diffusione della tecnologia, non a tutte le tipologie di lavoratori sia possibile eseguire la propria prestazione in modalità smart. Ma l’evoluzione tecnologica (a partire dal cloud) sta sempre più riducendo gli ostacoli tecnici, rendendo più diffusamente praticabile lo smartworking e ciò obbliga le imprese a rivedere modelli organizzativi nei quali quest’ultimo era de facto consentito a dirigenti e a parte dei quadri, accompagnato da una relativa politica di retribuzione variabile a risultato, mentre ora necessiterebbe una diffusione anche presso livelli più bassi. Restano esclusi al momento la maggior parte dei lavori di produzione, le cui attività sono ancora legate alla necessità di presenza fisica all’interno dei processi, ma non è impossibile pensare che, complice il ruolo dell’automazione, la maggior parte dei compiti di controllo e gestione delle macchine potrà essere svolta da remoto (come ad esempio già avviene oggi per la manutenzione a distanza).

Infine va segnalata una apparente difficoltà nella diffusione dello smartworking legata alla dimensione dell’imprese: le statistiche sulla diffusione mostrano come il 30% delle grandi imprese abbia avviato progetti strutturati in merito mentre, se si considerano le PMI, la percentuale scende al 5. A fronte degli investimenti in tecnologia avvenuti nell’ultimo anno grazie al piano Industria 4.0 è però ipotizzabile che sia stato almeno in parte superato il gap tecnologico che rendeva difficile l’introduzione dello smartworking nelle piccole imprese. Pertanto, è possibile immaginare che proprio nelle piccole realtà dove è più facile che si instauri il rapporto fiduciario vi potrà essere una ulteriore diffusione dello smartworking.

 

Note e riferimenti

[1] M. Tiraboschi, E. Dagnino, M. Menegotto, L. M. Pelusi, Guida pratica al lavoro agile dopo la legge n. 81/2017. Formule contrattuali, schemi operativi, mappatura della contrattazione collettiva, ADAPT University Press, 2017.


La normativa ha recentemente regolato il lavoro agile con la legge n. 81/2017 […].
[…] uno dei primi requisiti per lo sviluppo dello smart-working affinché questo possa portare a concreti risultati in termini di produttività è dotare i collaboratori di obiettivi e l’impresa di strumenti per la valutazione dei risultati raggiunti. Se infatti il rapporto fiduciario deve esistere, deve innanzitutto esistere in modo chiaro e non interpretabile un obiettivo da raggiungere.[…]

Oltre a questo è evidente come siano necessarie alcune infrastrutture digitali affinché sia possibile lo smartworking. In primo luogo la digitalizzazione della documentazione necessaria da consultare da remoto (attraverso il cloud o altri sistemi gestionali), la presenza di sistemi di social collaboration in grado di consentire un dialogo e una comunicazione costante a distanza, in secondo luogo lo sviluppo di un sistema di sicurezza informatica tale da consentire l’accesso a distanza senza che questo comporti il rischio di una fuga delle informazioni.

Questo contenuto è disponibile integralmente solo agli utenti registrati.
Registrati oppure effettua il login per consultare l'articolo.
Comments are closed.