Il dottorato di ricerca industriale per Industria 4.0

Quali sono i principali vantaggi dell’utilizzo del dottorato di ricerca industriale in azienda?


Quando si affronta il tema delle competenze in Industria 4.0, e in particolare quello delle loro modalità di trasferimento ed acquisizione è importante distinguere diversi livelli. Esiste infatti un livello medio-basso di competenze tecniche e trasversali che può ottenersi mediante la formazione on-the-job o mediante l’inserimento in periodi di alternanza scuola-lavoro di giovani studenti. Esiste poi un livello più avanzato volto a formare profili altamente qualificati, che richiedono investimenti maggiori ma che possono portare enormi benefici. Spesso la fase dell’investimento e quella del beneficio vengono considerate separate e consequenziali, ma non sempre è così. 

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Ad esempio lo strumento del dottorato industriale consente infatti di beneficiare subito dell’investimento innescando rapidamente processi di innovazione e maturazione delle competenze.

Con dottorato di ricerca industriale si intende una forma di dottorato di durata triennale o quadriennale (il più alto titolo rilasciato dalle università italiane) da svolgersi in collaborazione con un’impresa o più in generale con un soggetto privato (fondazione, organizzazione non profit ecc..), soprattutto nella formula dell’internship grazie alla quale il dottorando si trova per la maggior parte del tempo all’interno dell’azienda inserito nelle attività ordinarie.

I modelli principali di riferimento a cui guardare sono quelli del professional doctorate e dell’industrial doctorate da tempo diffusi in altri paesi europei ed extra-europei e segnatamente negli Stati Uniti e in Danimarca, rispettivamente. I professional doctorates sono tradizionalmente caratterizzati dal focus sulla ricerca applicata, volta ad offrire significativi contributi allo sviluppo ed all’avanzamento delle conoscenze in un determinato ambito professionale e sono generalmente frequentati da professionisti adulti. Gli industrial doctorates, invece, rivolti prevalentemente ai giovani laureati si distinguono, oltre che per il profilo delle ricerche, anche per una peculiare organizzazione delle attività, che prevede che il dottorando dedichi una parte significativa del suo tempo ad un progetto di ricerca all’interno dell’impresa finanziatrice: in alcuni casi i dottorandi che intraprendono questi percorsi sono già dipendenti delle imprese promotrici, interessate a promuoverne lo sviluppo professionale ed a portare avanti progetti in cooperazione con le Università. Il modello che più si sposa con Industria 4.0 è un ibrido tra i due che, all’interno di una collaborazione con l’università che si fa garante del percorso di ricerca del dottorando e che rilascia il titolo alla fine del triennio, vede il dottorando immerso nelle attività aziendali.

Il vantaggio per le imprese è avere un collaboratore dalle elevate competenze in rapporto costante con un ente di ricerca come l’università. Questo consente all’impresa, sia nelle aree di Ricerca e Sviluppo, ma anche dell’HR management, IT e altre ancora, di avere professionisti a diretto contatto con le ultime frontiere della ricerca scientifica, della produzione accademica, della legislazione ecc.. Il dottorato industriale, se svolto in una logica di alternanza scuola-lavoro avanzata, mediante la partecipazione frequente a seminari e corsi universitari, mantiene tutti i benefici dell’alternanza tradizionale e consente all’impresa di orientare e contribuire alla formazione in modo complementare all’università, peraltro offrendo al termine del percorso di dottorato l’opportunità di assumere un ricercatore che ha maturato elevate competenze di ricerca applicata, anche grazie al supporto accademico, su temi di specifico interesse aziendale.  

Industria 4.0 è un paradigma produttivo che richiederà sempre più figure di questo tipo. Infatti l’introduzione di nuove tecnologie nelle imprese richiederà, non solo la capacità di utilizzarle come “utenti finali”, ma quella di saper sviluppare e progettare tecnologia e soluzioni innovative per il suo utilizzo. A tal fine è ragionevole pensare che i ricercatori interni all’azienda necessitino o traggano beneficio da un rapporto diretto e costante con centri di ricerca ed università. Aggiungerei che in questo senso è necessaria la presenza di figure che sappiano parlare la lingua delle imprese e al contempo quella delle università, che ne conoscano le logiche, aspetto che non è da considerare come scontato. Una delle modalità perché questo avvenga è proprio quella di avviare stabili collaborazioni come quella offerta dal dottorato di ricerca industriale.

Esistono però requisiti per poter avviare queste esperienze. In particolare è importante (seppur non obbligatoria) la presenza di uno o più tutor che si facciano carico dell’inserimento del dottorando affinché le sue competenze e le sue conoscenze possano essere efficacemente utilizzate a servizio dei processi aziendali. Uno dei rischi infatti è che si pensi che il mero inserimento in azienda del dottorando sia sufficiente per abilitare innovazione. Al contrario, tale investimento, almeno nella fase iniziale, va seguito per poter portare frutti. Ulteriore requisito, che possiamo definire basilare, è quello della disponibilità da parte dell’impresa ad una stretta collaborazione con una istituzione esterna durante i tre/quattro anni di dottorato. La considerazione potrebbe apparire superflua ma non è scontato che l’impresa sia naturalmente propensa ad ospitare un “esterno” per un periodo prolungato, l’intero ciclo di dottorato, senza che il ricercatore sia interamente a propria disposizione. Infatti questi percorsi presuppongono che l’impresa sia in grado e sia autorizzata ad incidere sul percorso formativo e di ricerca dei dottorandi, dialogando con l’Università. Quest’ultima deve essere dunque disposta a recepire i fabbisogni formativi e capace di co-progettare percorsi di carriera a medio-lungo termine. La presenza di attori in possesso di competenze tecniche specifiche ed in grado di promuovere “strade virtuose” per la competizione, si rivela, dunque, strategica per incoraggiare gli attori del gioco e fare emergere bisogni spesso inespressi se non inconsapevoli.


Il vantaggio per le imprese [n.d.r. di utilizzare un dottorato di ricerca industriale] è avere un collaboratore dalle elevate competenze in rapporto costante con un ente di ricerca come l’università. Questo consente all’impresa, sia nelle aree di Ricerca e Sviluppo, ma anche dell’HR management, IT e altre ancora, di avere professionisti a diretto contatto con le ultime frontiere della ricerca scientifica, della produzione accademica, della legislazione ecc. Il dottorato industriale, se svolto in una logica di alternanza scuola-lavoro avanzata, mediante la partecipazione frequente a seminari e corsi universitari, mantiene tutti i benefici dell’alternanza tradizionale e consente all’impresa di orientare e contribuire alla formazione in modo complementare all’università…

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