Cloud Computing: le tecnologie e le potenzialità per la trasformazione digitale

Quali sono le potenzialità del cloud?


La trasformazione digitale dell’impresa si basa su un insieme di tecnologie con caratteristiche e funzioni molto diverse tra di loro. Alcune di queste sono apicali, in quanto sono alla base o al vertice della strategia digitale, altre invece sono più pervasive e rappresentano l’ossatura e il sistema nervoso. Le tecnologie che vanno sotto il nome di Cloud Computing costituiscono di fatto lo scheletro su cui costruire le applicazioni ed i servizi [1],[2] e [3].

Oggi le imprese, qualunque sia la loro dimensione, si trovano almeno una volta nella loro vita ad affrontare il tema dei sistemi centralizzati di elaborazione dei dati, siano essi dati di natura finanziaria, siano essi dati di processo o di prodotto o di servizi legati ai clienti.

Il modello che sempre più prende piede è quello di un sistema centralizzato di elaborazione dei dati a cui si accede in modo remoto da alcuni terminali più o meno intelligenti. In realtà questa visione, pur essendo molto esemplificativa, non rende a pieno l’idea del Cloud Computing. Non solo perché il panorama è in evoluzione ma anche perché le proposte sono molto differenziate. Si proverà quindi a rendere un’idea ragionata, utile a comprenderne le principali sfumature.

Fermo restando che le tecnologie di cui parleremo possono risiedere in locale all’interno della azienda, il concetto di “nuvola” rimanda ad una visione dove queste tecnologie risiedono in un “non-luogo” e molto spesso sono noleggiate con formule più o meno diverse, volte a ridurre i costi di investimento e di manutenzione dei sistemi.

Con il termine Cloud Computing, si fa riferimento quindi ad un insieme di tecnologie e architetture che offrono all’utente un sistema di gestione, archiviazione e condivisione delle risorse IT, attraverso contratti di noleggio.

Di fatto il Cloud rappresenta un modello di business, più che un vero prodotto, in cui l’utente paga la possibilità di utilizzare quella particolare tecnologia ICT in remoto, senza disporne fisicamente. Ad oggi le funzioni di memorizzazione ed elaborazione di dati grazie a risorse hardware e software localizzate in rete sono tra le tecnologie più conosciute in questo modello, le cui varianti sono sostanzialmente le seguenti: il “Software as a Service“ (SaaS), il “Platform as a Service “ (PaaS) e la ”Infrastructure as a Service” (IaaS). In ognuna di queste cambiano le singole tecnologie, ma il principio è lo stesso: il cliente usufruisce di un software, di una piattaforma o di un’infrastruttura informatica fornita e gestita da un terzo. Il concetto di Cloud comprende anche il mix combinato tra le tre varianti.

Il Software as a Service è il modello che caratterizza la maggior parte dei servizi di cui le aziende private accedono quotidianamente: web-mail, motori di ricerca, Google Maps e tanti altri, dove sul dispositivo dell’utente vengono scaricati dei client (web browser o app) che accedono ad una risorsa di calcolo che “gira” sui server del fornitore di servizio.

Il Platform as a Service offre un pacchetto organico di software e hardware che permette all’utente di avere accesso a servizi evoluti, a volte istallando degli hardware in modo locale. Questo è l’esempio di Microsoft Azure, di IBM Bluemix e tanti altri, dove il pacchetto comprende una serie di software disponibili preinstallati, così come il noleggio di spazio di archiviazione o capacità di elaborazione dati su supercomputer. È la forma più usata in combinazione con le tecnologie di raccolta dei dati come sensori, e sistemi di automazione che costituiscono l’ossatura dell’Internet of Things dove, installando dei dispositivi “compatibili”, questi possono essere gestiti all’interno della piattaforma sia come fonte di dati, che come attuatori di scelte.

La Infrastructure as a Service” invece fornisce soltanto i “server per il calcolo” e/o lo spazio per l’archiviazione: spetta all’utente installare il software, gestire l’hardware, controllare che tutto funzioni. Lo IaaS, dunque, rispetto al PaaS lascia all’utente maggiore libertà di gestire le risorse, utile soprattutto se esistono in azienda dei software sviluppati internamente e che si vogliono ancora utilizzare, senza sostituirli con quelli offerti dal fornitore.

Le tecnologie del Cloud offrono il vantaggio di poter usufruire di servizi complessi riducendo i costi di investimenti hardware e software, ma anche l’opportunità di poter ricorrere a personale specializzato nell’uso dei software, ma non necessariamente esperto della loro gestione, manutenzione e programmazione. Tali ultimi aspetti sono infatti demandati al fornitore esterno dei servizi, cosi come l’infrastruttura e le politiche legate alla sua sicurezza. Ciò sta permettendo un maggiore impiego di questi software in tanti settori aziendali anche per via della loro disponibilità quasi immediata. Oggi il noleggio di un servizio può essere fatto online, pagato con carta di credito, e si è pronti a partire in pochi minuti (addestramento a parte). Nessun settore è esente da queste tecnologie: esistono Cloud per usi Office Automation, per calcolo scientifico, per analisi finanziarie, per progettazione, per gestione del ciclo vita del prodotto e tanti altri.

Gli attori principali in questa filiera sono identificabili negli integratori e nei fornitori (providers). I primi sono in qualche modo i facilitatori della tecnologia, perché l’integratore è di fatto colui che aiuta l’azienda a configurare la soluzione ottimale per le sue esigenze nonché definisce le personalizzazioni che si adattano meglio al suo processo, alle sua catena di fornitori e clienti. Questi attori non sono necessari ai fini dell’uso di un Cloud, soprattutto se la complessità aziendale non è elevata, ma sono sicuramente un riferimento importante per evitare sovradimensionamenti o sottodimensionamenti di quanto si vuole utilizzare.

Il fornitore di servizi è colui che possiede i sistemi Cloud e li rende disponibili in forme diverse. Il panorama è molto variegato, poiché esistono fornitori di varie dimensioni a volte globali, altre volte locali o associati a filiere particolari. Per esempio nel mondo dell’automazione di fabbrica iniziano a essere offerti dei Cloud comuni a tutti i fruitori di una tecnologia hardware di un determinato venditore.

I servizi collegati non sono di fatto nuovi, molto spesso sono già impiegati in molte aziende che hanno deciso di affidarsi a delle piattaforme per la gestione delle informazioni relative alla gestione aziendale. Si pensi alle aziende che adottano sistemi quali Oracle, Sap, IBM, Microsoft a livello centralizzato e che hanno visto spostare l’offerta da modelli di uso che prevedevano l’acquisto delle licenze, a nuove offerte in cui le tecnologie sono rese disponibili con contratti a noleggio, non solo del software ma anche dell’infrastruttura.

Figura 1 – IoT e Cloud: aspetti complementari

La novità significativa è che in questi ultimi anni il Cloud si sta aprendo verso il mondo delle cosiddette operations e dell’automazione di fabbrica, ma anche verso servizi che si possono offrire ai clienti finali. Le tecnologie dell’Internet of Things, come mostrato in figura 1, e le tecnologie Cloud diventano l’ossatura di quella che viene chiamata innovazione di processo e di prodotto collegata in modo stretto con l’Industria 4.0.

I vantaggi associati al Cloud sono molti, non tutti strettamente economici. In primo luogo, si può avere un abbattimento dei costi fissi iniziali dovuto in primis alla riduzione dei costi iniziali del software e dell’hardware (acquisto, configurazione, installazione, manutenzione e dismissione di hardware e software). A questo si associa una elevata flessibilità legata alla possibilità di adeguamento delle condizioni contrattuali in funzione delle maggiori o minori esigenze, senza doversi preoccupare di riconfigurare le architetture. Quest’ultimo vantaggio porta con sé la possibilità di dedicare più risorse al proprio core business, in quanto vengono potenzialmente rese disponibili risorse umane prima completamente dedite alla gestione dell’infrastruttura IT e che possono essere riconvertite per affrontare le sfide relative alla Digital Strategy e ai Data Analytics (vedi sezione “Organizzazione e competenze” ).

Insieme ai vantaggi economici si possono individuare anche numerosi vantaggi tecnologici. Innanzitutto vi è una grande scalabilità, che permette al gestore di espandere o limitare con estrema flessibilità l’infrastruttura, a seconda delle necessità dell’utente. Inoltre, vi è la possibilità di accedere al Cloud con dispositivi mobili perché gli applicativi diventano indipendenti dall’hardware, così come la capacità di calcolo, che non è più locale. Ulteriore vantaggio per l’utente è che il gestore può mettere in atto politiche per la sicurezza dei dati e la loro integrità, omogenee e volte a proteggere il sistema nella sua interezza.

Non vanno però sottovalutati alcuni svantaggi, che tuttavia, lungi dal rappresentare un limite all’adozione di queste tecnologie, suggeriscono semplicemente qualche cautela da osservare nella politica aziendale.

Il primo è che il sistema non può prescindere dalla presenza di una forte infrastruttura di rete interna alla azienda, ed anche interconnessa a reti internet ad alte prestazioni, che implica molto spesso connessioni mobili molto prestanti soprattutto per coloro che accedono da dispositivi mobili. Il secondo è che i sistemi sono indubbiamente più a rischio di violazione della privacy e della sicurezza informatica, che non dipende solamente dal fornitore del servizio. Molto spesso sistemi molto solidi dal punto di vista della cybersecurity, diventano vulnerabili perché usati da notebook o dispositivi mobili non aziendali e di conseguenza in condivisione con utenti non sempre autorizzati. Questo richiede un aumento della cultura IT aziendale ed implica un significativo cambio di comportamento. L’ultimo svantaggio, molto spesso trascurato, è la portabilità dei dati e delle procedure. Molto spesso il cambio di provider di tecnologia è il momento per accorgersi che l’architettura, gli applicativi e i dati non sono gestiti in modo compatibile con il nuovo fornitore, o peggio non sono esportabili, e questo limita fortemente la possibilità di un’impresa di effettuare investimenti in nuove direzioni.

La tecnologia Cloud si accompagna con esigenze operative, fra cui ne citiamo due particolarmente rilevanti: ridurre la quantità di dati che circolano sulla rete, aumentare la qualità dei dati immagazzinati.

La prima nasce dal fatto che le reti aziendali, ma anche le reti Internet, soffrono di una limitazione in banda, cioè in quantità di informazioni che possono essere trasportate in modo contemporaneo. Per cui sarebbe opportuno far transitare queste informazioni solo quando e solo nella misura strettamente necessari. La seconda esigenza è legata soprattutto al tema dell’IoT e della quantità di dati spazzatura che vengono generati (si immagini un sensore rotto che continua a trasmettere sulla rete informazioni errate, oppure un sensore posizionato a misurare una grandezza che non varia significativamente). Ciò rende necessario poter pre-elaborare queste informazioni per poterle inviare in modo efficace, in termini di banda, lungo l’infrastruttura di comunicazione. Ma non sono solo i dati dei sensori a soffrire di questi problemi. In generale questo limite affligge tutte le tipologie di informazioni raccolte.

Per far fronte a queste esigenze si impiegano tecnologie chiamate Fog (nebbia) o Edge (lato, o orlo) computing per descrivere l’insieme di quelle tecnologie che permettono di elaborare presso server locali (eventualmente il pc dell’utente stesso) parti dell’informazione prima di trasferirle verso la rete, riducendo significativamente l’onere a carico delle reti di comunicazione, ma anche dei server di elaborazione centralizzata.

Il Fog computing è quindi una sorta di struttura intermedia tra utente finale e risorse Cloud. Infatti, come la nebbia si pone a metà tra le nuvole e il terreno, queste tecnologie si interpongono tra le strutture Cloud (server centralizzati e reti di distribuzione dei contenuti) e gli utenti finali con i loro dispositivi per mettere a disposizione file e risorse in modo più efficace e sostenibile.

A ragione queste tecnologie non possono che essere al centro della trasformazione digitale e dell’industria 4.0, cambiando non solo l’uso delle risorse ma anche il modo di lavorare, aprendo verso i concetti di smart working e home working.

 

Note e riferimenti

[1] Peter Mell, Timothy Grance (2009), The NIST Definition of Cloud Computing, 2009. Reperibile al sito http://csrc.nist.gov.

[2] IBM, Autonomic Computing: IBMs Perspective on the State of Information Technology, 2001. Reperibile qui.

[3] Chang V., Wills G., De Roure D., A Review of Cloud Business Models and Sustainability, School of Electronics and Computer Science, University of Southampton, 2010.


Le tecnologie del Cloud offrono il vantaggio di poter usufruire di servizi complessi riducendo i costi di investimenti hardware e software, ma anche l’opportunità di poter ricorrere a personale specializzato nell’uso dei software, ma non necessariamente esperto della loro gestione, manutenzione e programmazione. Tali ultimi aspetti sono infatti demandati al fornitore esterno dei servizi, cosi come l’infrastruttura e le politiche legate alla sua sicurezza. Ciò sta permettendo un maggiore impiego di questi software in tanti settori aziendali anche per via della loro disponibilità quasi immediata. Oggi il noleggio di un servizio può essere fatto online, pagato con carta di credito, e si è pronti a partire in pochi minuti (addestramento a parte). Nessun settore è esente da queste tecnologie: esistono Cloud per usi Office Automation, per calcolo scientifico, per analisi finanziarie, per progettazione, per gestione del ciclo vita del prodotto e tanti altri.

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